Presentate in occasione de Il Bianco e l’Azzurro le nuove monture del Gruppo sbandieratori Quartiere di Canneti.
Riviviamo il debutto dei nuovi splendidi costumi, grazie alla splendida fotogallery realizzata da Riccardo Pallassini, che ci omaggia di queste bellissime foto.
Come per i panni del cuore, le monture del Barbarossa inaugurate nel 2024, siamo nel Quattrocento, secolo di riferimento dal quale non ci spostiamo dal 1997. Tre figure: il Paggio Vessillifero (con il nuovo vessillo del Quartiere, in seta e ricamato a mano), tamburini e musici, alfieri. Si tratta di modelli unici, con bozzetti realizzati dall’artista senese e storica dell’arte, professoressa Rita Petti, partendo dal dipinto di Sano di Pietro nella Collegiata di San Quirico d’Orcia, dal quale è stato ricavato un tessuto damascato (su fondo bianco e colore azzurro) con disegno floreale (presente nel polittico) e il Drago stemma dei Canneti. I vestiti dei tamburini e musici si distinguono per una giornea in jacquard su cui è ricamato il drago d’oro dei Canneti (e maniche in tessuto damascato), mentre quelli degli sbandieratori sono totalmente in damasco con bordo ricamato in filo d’oro su fondo azzurro, riportante il motto Unus sed Draco. L’abito del Paggio Vessillifero ha similitudini con il tamburino, ma ha una giornea trasformata in “robone” e le maniche ispirate al Cassone Adimari dello Scheggia (1450). Fa parte della nuova comparsa il labaro in seta cucito e ricamato interamente a mano, secondo la tecnica senese “punto bandiera”. Il motto Unus sed Draco è ricamato a mano, così come la Balzana e lo stemma di San Quirico; il Drago è dipinto a mano su seta gialla.
IL POLITTICO DI SANO DI PIETRO E LA SCOPERTA DI SAN SIGISMONDO: omaggio all’arte di San Quirico
Un grande lavoro di ricerca, partendo dalla pala d’altare di Sano di Pietro (Madonna col bambino coi santi – fra cui San Quirico – data 1470 circa), in cui sono valorizzate le figure di San Sigismondo (dal quale è stato ripreso il disegno del damascato) e San Rocco, protettore dei pellegrini, come omaggio alla Francigena ed al Giubileo del 2025.
L’opera commissionata dalla Repubblica di Siena (è anche presente la Balzana) in onore all’Imperatore Sigismondo di Lussemburgo, transitato per San Quirico, dopo aver soggiornato a Siena nel 1432 (dal 1430 al 1433 fu omaggiato da Siena, ospite dopo il Concilio di Costanza) e diretto a Roma. Chiamato così dal padre (l’imperatore Carlo IV) molto devoto a San Sigismondo che è stato Re dei Burgundi, ed il primo sovrano barbaro a diventare santo (morto ad Orleans nel 523). Nel Sano di Pietro della Collegiata, la sua figura risulta ‘minore’ e fino ad oggi sconosciuta in gran parte dei testi.
Il lavoro di ricerca portato avanti dai Canneti, proprio per aver preso in prestito e valorizzato il suo bellissimo tessuto damascato, è durato oltre un anno, coordinato dalla professoressa Rita Petti, interpellando testi, ma anche il professor Alessandro Angelini (Università di Siena) e il professor Rodolfo Funari (Licei Poliziani) sanquirichese, che in passato ha scritto sull’opera di Sano di Pietro.
Siamo orgogliosi di aver dato un contributo alla conoscenza della storia dell’arte presente a San Quirico, e di esibirla in ogni uscita dei Canneti indossata dai nostri ragazzi e ragazze.
I più attenti avranno notato che il disegno di San Sigismondo è diventato il logo de “Il Bianco e l’Azzurro – Festa medievale”. Il cerchio si è chiuso.
Durante la presentazione gli interventi della storica dell’arte Rita Petti, coordinatrice del progetto artistico, della sarta senese Vanessa Nencini, oltre che del Capitano Tommaso Ciolfi e del vicecapitano Lorenzo Benocci.
I primi cannetini ad indossare le nuove monture che ci caratterizzeranno per i prossimi decenni sono stati Andrea Zuppante (paggio vessillifero), Matteo Benocci (tamburino), Nicola Dinetti e Lapo Giannelli (alfieri).
