Un filo azzurro che lega indissolubilmente due generazioni. Babbo e figlio. Due generazioni cannetine, appassionate, carismatiche, vincenti. Il cerchio si è chiuso domenica scorsa, con la conquista della trentunesima Brocca, vincendo la ventesima gara degli alfieri. Trentacinque anni dopo i ruoli si sono invertiti, ma il risultato è stato lo stesso, la brocca è finita a Porta Nuova.

Era il 1983, domenica 19 giugno, i Canneti non vincevano il Barbarossa da ormai troppo anni, l’ultimo successo era stato addirittura clamoroso, ovvero il cappotto del 1977. Ma erano cinque gli anni a bocca asciutta, ed il Quartiere doveva risorgere, invertire la rotta, in tutti i sensi. La gara fu molto combattuta ma alla fine la spuntarono i

La sbandierata del 1983

Canneti di Capitan Fausto Morelli. Fu una soddisfazione immensa: la cronaca de La Nazione parla di “vincitori entusiasti e commossi”, e non poteva essere altrimenti; la festa fu davvero grande. Alfieri due veri e propri miti della storia biancazzurra: Enzo ‘pop’ Bensi e Maurizio Micheli (che replicheranno il successo anche nel 1986). Erano una coppia perfetta, uno compensava l’altro: eleganza, cuore, grinta; una sorta di Starsky e Hutch della bandiera. Il tamburino era Franco ‘batara’ Ravagni, pirotecnico, imprevedibile e stravagante, come dovrebbe sempre essere un tamburino che sale in giardino, altrimenti non rende come potrebbe. Franco, il Mick Jagger delle bacchette, con il tamburo a tracolla andava in trance agonistica e da quel tamburo poteva uscire qualunque cosa, anche un Tattoo You, in voga in quegli anni, per dire. Il terzo e quarto di quella giornata furono i fratelli tuttofare Saletti: Paolo ordinato e tirato a lucido, che tornò per l’occasione dal militare; e il diciottenne Guido, in modalità ciruglia-man come non mai.

L’abbraccio fra Franco e Alessio Ravagni

E poi arriviamo ad oggi. Jacopo ‘poppino’ Bensi e Alessio ‘batarino’ Ravagni. Il primo a differenza del babbo fa il tamburino, ed un Barbarossa l’aveva già vinto nel 2015. Alessio, che ha differenza del babbo fa l’alfiere, in quell’anno non c’era ma un Barbarossa l’aveva già vinto l’anno prima (nel 2014) – seppur da alfiere di sostegno – quando però non c’era Jacopo. Insomma “vogliamo vincere un Barbarossa insieme come hanno fatto i nostri babbi” dicevano: ed eccolo che domenica scorsa il sogno si realizza, insieme agli altri fantastici tre, Elia, Lapo e Pier Giovanni e capitan Tommaso Ciolfi. La Brocca degli Alfieri che viene riportata a casa, anche da Jacopo ed Alessio, come 35 anni fa fecero Enzo e Franco. Una delle tante storie cannetine che si intrecciano, a suon di emozioni ancor prima che di vittorie, perché le brocche vanno e vengono, ma i legami, i sentimenti, i momenti condivisi, ti restano dentro, per sempre. Unus sed Draco!

Domenica 17 giugno 2018: Batarino e Poppino con la 31esima Brocca. Il cerchio si è chiuso!