La bellezza cattura l’attenzione, ma è la personalità che conquista il cuore.

Quella personalità messa in giardino – per dirla con la citazione di Oscar Wilde – che ci ha permesso di riportare a casa la Brocca degli Alfieri. Compresa quella dei Citti. Doppia vittoria, doppia libidine. Quella voglia di riportarla dove doveva, e dove è abituata a stare.


Ora SIAMO A 33!

La personalità che tutto il Quartiere ha dimostrato nei giorni del Barbarossa, ma anche nel resto dell’anno e negli anni scorsi. Stavolta, abbiamo esagerato. Tanta è stata la perfezione nella Gara degli Alfieri, tant’è che durante l’ultima parte del singolo di Lapo, s’è sentito anche dire dalle panche dei Canneti: “Basta!”. Sembrava un pugile che continua a picchiare l’avversario alle corde, poteva bastare così, sembrava di infierire tanto era stata la lucida, eleganza, armoniosa, tecnica, coreografica, balistica, perfezione della nostra sbandierata. Invece siamo arrivati fino alla fine, perfetti. Senza sbavature. E’ vero, abbiamo esagerato! Finalmente. Era l’ora, il nostro popolo se lo meritava, dopo anni di grande impegno, collettivo, dopo anni di lavoro in tanti settori, di crescita, di giovani, di ritorni, ci voleva questa grande libidine che domenica 15 giugno alle 18.39, ha stretto in un unico abbraccio fatto di cuore e passione, tutto il popolo biancazzurro.

Il primo pensiero è andato a Enzo, il nostro Priore, figura carismatica della storia cannetina e alfiere vittorioso in due Barbarossa su tre disputati, scomparso qualche giorno prima del Barbarossa. Questa Brocca è per te caro Pop.

Abbiamo vinto da Dragone, con una superiorità netta, insindacabile, come solo i Canneti sanno fare. Non siamo capaci, lo dice la storia, di vincere di misura, col dubbio, con risicato distacco. Tocca fare il doppio di altri, bisogna costruire un fossato profondo fra noi e chi insegue. Ma non sempre questo è possibile. E quando la vittoria non arriva accettiamo il verdetto, per il rispetto in primis nostro, e poi della Festa e degli avversari stessi. Dalla prima gara di bandiere al mondo del 1964, e prima vittoria, alla ventunesima del 2025. In mezzo una storia fatta di arte della bandiera, di bianco e d’azzurro, di eleganza, tecnica, coreografia, una storia che ha visto fiorire alfieri e tamburini pazzeschi che hanno portato a Porta Nuova ventuno brocche delle Bandiere. La scuola cannetina ha vinto ancora.

E’ stato il nono trionfo del nostro Capitano, Tommaso Ciolfi, saldo e lucido condottiero sia con venti favorevoli, sia in tempi di burrasca. Questa ha un sapore speciale, perché inseguita, sudata, voluta, con l’impegno e con la bravura di chi è andato in giardino, di chi ogni giorno sta dietro le quinte a fare tutto il resto che la vita di Quartiere oggi impone. E Tommi è sempre lì, vigile e attento. Sempre con l’obiettivo di riportarla a casa. Stavolta, però, abbiamo esagerato. Tommaso ha riportato ancora una volta i Canneti primi nell’albo d’oro (a parimerito) e primi anche nell’albo d’oro del Barbarossa de’ Citti (a parimerito ma sempre primi). Così come torniamo in testa all’albo d’oro degli Alfieri (ancora in coabitazione). Canneti primi! 

Alla fine abbiamo meritato 7 preferenze su 11. Diciamolo subito: un giudizio che non sta né in cielo né in terra. E’ stata una gara da 11 a zero, o al massimo 10 a 1 nel caso di un giurato fosse stato abbagliato dal sole. Ma va bene così, non siamo certo quelli che si lamentano di questo o quest’altro motivo, i verdetti si accettano sempre per il rispetto della Festa prima di tutto. Una vittoria, va detto con tutta onestà, che assume ancora più rilievo considerata l’oggettiva bravura e forza al Campo delle Armi dei nostri avversari principali: non sono un caso le molte vittorie negli ultimi.

In ordine alfabetico: Jacopo Benocci, Elia Ciolfi, Marius Cretu, Lapo Giannelli, col tamburino Matteo Benocci.

Partiamo da quest’ultimo, il tamburino. Matteo ha guidato il quartetto alfieri con un ritmo incalzante ma ordinato, ha suonato in modo pulito (anche se altre volte ha suonato meglio, va detto) e perentorio, ha sottolineato ogni movimento, regalando emozioni e entusiasmando il pubblico. Il ruolo del tamburino è quello di suonare bene il tamburo, e Matteo lo ha fatto, mettendo a frutto il suo estro e caparbietà e gli insegnamenti e consigli di chi lo ha seguito negli anni (Francesco e Jacopo). Il tamburino è un leader per natura, perché sta lì da solo, nel bene e nel male è il suono e l’anima di un popolo. Ha messo il cuore e la voglia di vincere oltre la tecnica, un successo, il primo, che ha atteso e voluto e che è per lui una grande soddisfazione.

Lapo Giannelli. Il nome basterebbe e avanzerebbe. Ha vinto nel 2014 come alfiere di sostegno (ma il ruolo di quello che una volta era detto il terzo e quarto, era allora già centrale e decisivo), ha vinto da protagonista nel 2015 e nel 2018. Se l’è strameritata, potremmo dire “più di tutti” ma non lo diciamo per equità con tutti gli altri e perché tutti se la sono meritata appieno. Per la costanza, la serietà, l’impegno, l’umiltà, la generosità verso gli altri, per aver incassato e buttato giù bocconi amari in questi anni. Ma alla fine tutto questo lo ha reso più forte, più sicuro. Lapo ci ha messo la faccia per tutti, sempre. Il singolo che non finiva più è stata l’apoteosi della sbandierata, non facendo mancare la tradizionale eleganza cannetina ereditata dai grandi del passato, classe e tecnica.

Elia Ciolfi, è tornato dopo due anni, e dopo il successo del 2018. Elia è unico in giardino, per quello che trasmette ai compagni di bandiera, per la concentrazione che riesce a mantenere in ogni allenamento e soprattutto in gara. Carisma e muscoli d’acciaio, simpatia e capacità di risolvere i problemi. Un guerriero da giardino dal cuore d’oro, una fisicità esplosiva ed una tranquillità che emana ad ogni sguardo.

Marius Cretu, dove eravamo rimasti. Nel 2015 il Barbarossa vittorioso da alfiere, nel 2024 eliminato al primo turno nella gara degli Arcieri. Ma il suo posto è con la bandiera in mano, tornato per una rivalsa personale e per aggiustare alcuni conti rimasti in sospeso. Grinta, passione, cuore, potenza, bravura e ragazzo che nel gruppo esterna voglia di vincere e quel qualcosa in più che nei Canneti ha un nome ben preciso. Marius non ha tentennato di fronte alla chiamata del Dragone biancazzurro, e la Brocca è tornata dove doveva stare.

Jacopo Benocci, sedici anni da compiere alla terza esperienza in giardino. Sfrontataggine e sprezzo del pericolo al Campo delle Armi, con l’ossessione di voler diventare un alfiere che lascia il segno nella storia cannetina. Anni di allenamento con il solo obiettivo di migliorare, sé stesso prima di tutto. Quel lancio che ha sfidato la forza di gravità ci ha tenuto con il fiato sospeso, perché la presa in sottogamba poteva essere un rischio con quella folata di vento giunta puntale. Ma chi osa vince, e così è stato.

C’è un regista dietro a questo trionfo. Non un regista silenzioso, ma evidente e protagonista. Un istrione che ha fatto della bandiera dei Canneti una ragione di vita, prima in giardino con la sua irridente esplosività e poi come seriale programmatore di vittorie. Sabato dei citti, domenica dei grandi. Nicola (come lo chiama la nostra cuoca – priore Idria Buoni) Dinetti, ma per tutti Nikke. Giorno e notte, a scervellarsi sulla sbandierata che poteva riportarla a casa, sul perché negli ultimi anni qualcosa non era andato. Insieme a Lapo, insieme agli altri alfieri e tamburino. Tutto questo non tralasciando il gruppo sbandieratori biancazzurro che tante soddisfazioni ci regala. Ogni giorno a limare un dettaglio, fino alla sbandierata perfetta eseguita il 15 giugno. Nikke oggi non è felice, è l’uomo più felice del mondo, e continuerà ad esserlo fino alla prossima puntata di un film bellissimo che dobbiamo ancora girare e vedere. Con o senza rallenty, piaccia o non piaccia.

DICA 33

Trentatré è un numero magico. Oltre agli anni di Cristo e la quota 33 El Alamein, è la famosa frase che storicamente il medico di base fa dire quando appoggia il freddo stetoscopio per “sentire” il torace. Dica 33: trentatré parola utilizzata perché, grazie alla sua composizione fonetica, produce un’onda sonora che facilita la percezione di eventuali anomalie o alterazioni nel sistema respiratorio.

Così sotto le mura – cioè proprio davanti in basso -, siamo tornati a festeggiare una Brocca, quella del 33, coi panni del cuore. E’ stata la prima vittoria delle bandiere vissuta e goduta da tanti giovani che nel 2018 erano troppo cittini per provare queste emozioni uniche, per tanti cannetini che in questi anni si sono impegnati come non mai nei diversi settori. Ma anche la prima vittoria per il nuovo Direttorio, che parte quindi col piede giusto.

IL GIORNO PRIMA: LE SIMPATICHE CANAGLIE COLPISCONO ANCORA

Sabato 14 giugno grande soddisfazione è venuta dai nostri meravigliosi draghetti. Prestazione perfetta, senza errori, e 9 voti a zero. La Brocchina dei citti resta a Porta Nuova grazie a Giovanni Rossi, Lorenzo e Diego Serino, e Cristian Buoni, con il tamburino mancino, il terzo della storia cannetina (dopo il mitologico Mario Pieri e Batara) bravissimo Pietro Marconi. Quest’ultimi tre erano esordienti ma non se ne è accorto nessuno. Bravi, bravissimi, continuate così e ci toglieremo tante soddisfazioni.

Arcieri, ci riproviamo il prossimo anno  

Niente da fare nel tiro con l’arco. Bella prova per la nostra esordiente, Adele Zuppante, che senza timore, senza tentennamenti, senza paura (comunque controllata), è salita per prima sul palchetto ed ha messo a segno un 20 che non è bastato per superare il turno, ma che è una base da cui ripartire. Brava Adele, siamo tutti orgogliosi di te.

Constantin (Dragusanu) dopo l’indimenticabile successo del 2023 e i sei spareggi del 2024, si è fermato questa volta in semifinale. Non è stata la sua giornata, ma il Barbarossa è così: un guerriero come Costa saprà rifarsi come solo i campioni, veri e valorosi come lui è, sanno fare.

Un applauso ad Amanda Lu Caselli e Gabriel Formichi (esordiente) bravi entrambi, per l’impegno e per aver difeso l’onore di tutti noi.

Quelle che vincono sempre

Le nostre donne (e anche omini) della cucina vincono sempre, tutti gli anni. Quest’anno una grande partecipazione della cucina vintage e nuovi ingressi, tante citte e una padella gigante che si aggirava per Via Nuova. Tanta fatica e divertimento, musica e battute, diverse età ma unite per un unico obiettivo. Brave e bravi tutti.

E poi il settore costumi: sempre più difficile coordinare le diverse monture, ogni momento della Festa novità e costumi da indossare, accessori e calzature. Tutto sotto controllo, tutto è filato liscio perché ognuna, anche in questo caso, ci ha messo cuore e cervello per il nostro Dragone.

Un pueblo unido jamas sera vencido

Il record di cannetini (tutta gente dei Canneti per intendersi) alla cena propiziatoria è un segnale importante, perché con Unus Sed Draco si vince c’è poco da fare. Il popolo cannetino è vittorioso, ma lo ben è oltre alla vittoria. Perché come diciamo sempre, se facciamo i Canneti abbiamo già vinto. Se poi arriva una vittoria meravigliosa come questa, ancora meglio. Si gode!

Ora ci godiamo i ricordi di questa annata fantastica, le splendide Brocche in ceramica e bronzo dedicate al Giubileo e realizzate da Suor Elena Manganelli per l’Arte dei Vasai della Nobile Contrada del Nicchio con la ceramista Giulia Boscagli.

Nel segno di San Sigismondo, Imperatore della Francigena, nell’anno del Giubileo, inizia ora il lavoro per preparare la Cena delle Vittorie (si so’ al plurale) che sarà degna della nostra storia e del nostro stile, a Porta Nuova (e dove sennò al Rose Bowl di Pasadena?) e senza esagerazioni. Perché, se qualcuno non l’avesse ancora capito, già abbiamo esagerato. E buon mare a chi è abituato ad andarci i primi di luglio, ovviamente.

Dedicato ad ogni cannetino che ci ha sempre creduto!

Unus Sed Draco