
Il polittico (1450-60) di Sano Di Pietro in Collegiata. Madonna con il bambino e Santi (fra cui Quirico)
Oggi 16 giugno, il venerdì delle Cene propiziatorie del 57esimo Barbarossa, è il giorno in cui si festeggiano i Santi patroni di San Quirico d’Orcia, ovvero Quirico e Giulitta. Nella tradizione della Chiesa Cattolica di tutte le Chiese cristiane orientali, erano un bambino piccolo e sua madre, morti martiri probabilmente nel 304. La loro festa liturgica viene celebrata solitamente il 16 giugno in Occidente, e il 15 giugno in Oriente.
Degli atti del loro martirio si conoscono circa quaranta versioni, la maggior parte delle quali elencate nella Bibliotheca Hagiographica Latina. Questi testi presentano spesso episodi e circostanze fantasiose, al punto che già a metà del IV secolo emersero dubbi circa l’attendibilità completa di tutte le versioni.
Secondo una versione molto accreditata Giulitta era una vedova, di facoltosa famiglia e di elevato lignaggio. Viveva ad Iconio, città della Licaonia (oggi in Turchia) durante la persecuzione di Diocleziano nei confronti dei cristiani. Essendosi convertita al cristianesimo e temendo per sé e per il figlio, lasciò i suoi averi e la sua città, fuggendo con due ancelle e con il figlioletto Quirico di tre anni. Scoperta e catturata mentre raggiungeva Tarso, per ordine del governatore della Cilicia Alessandro, fu posta sotto tortura affinché accettasse, secondo la prassi, di sacrificare agli dei. Pur nei tormenti la donna rifiutò di rinnegare la sua fede. A presiedere il giudizio era lo stesso governatore Alessandro che teneva sulle ginocchia il piccolo Quirico. Le ripetute nerbate inflitte a Giulitta non facevano vacillare la sua fede, ma addirittura fecero sorprendentemente pronunciare al bambino: «Sono cristiano anch’io!». A queste parole il governatore scagliò il piccolo sui gradini del tribunale, facendogli battere la testa e uccidendolo sul colpo. La madre non si scompose, ma rimase in preghiera ringraziando il Signore perché il figlio l’aveva preceduta nella gloria dei Cieli. Il governatore Alessandro, pieno d’ira, la consegnò allora al boia perché fosse decapitata.
I loro corpi, recuperati da una delle due ancelle di Giulitta scampata alle persecuzioni, furono tenuti nascosti fino a che in epoca costantiniana il loro culto venne apertamente divulgato. In numerose versioni della Passio si indica la città di Tarso come il luogo del martirio, anche se in altre è Antiochia.
