Potremmo parlare degli applausi ai nostri citti che si sono esibiti davanti ad un gran bel pubblico, o degli sbandieratori più esperti che hanno incantato la giuria così come le tante persone presenti. Senza dimenticare i nostri tamburini e chiarine, che come sempre hanno ritmato alla perfezione il corteo e le esibizioni di bandiera. Ma anche, ovviamente, della splendida accoglienza che da due anni ci riserva la Contrada Cassero, con la quale condividiamo i colori del nostro cuore, il bianco e l’azzurro. Un’accoglienza che va dal nostro arrivo, fino alle pizze appena sfornate del centralissimo Bar Sport. Che ovviamente finiscono appena la teglia si posa sul tavolo.
Siamo a Cinigiano, pochi chilometri al di là dell’Orcia, in quella terra di mezzo che separa l’Amiata alla Maremma. Un lembo di Toscana ancora vera, genuina e verace. Così come lo è la Festa dell’Uva (questa è l’area dalla Doc Montecucco) che da quarantanove anni si sviluppa per tre giorni intorno al castello medievale del XII secolo.
Ogni contrada in pieno stile delle ‘feste dell’uva’ propone un carro allegorico, come quelli del carnevale, tanto per rendere l’idea a chi non l’ha mai visti. Poi c’è una giuria, che valuta e assegna il premio annuale. Il tema prende spunto dall’attualità, spesso si punta sul sociale. Come anche quest’anno ha fatto la Contrada Cassero che ha dedicato il suo carro a Gino Bartali e alla sua bicicletta. Non quella con cui ha vinto i tre Giri d’Italia, i due Tour de France, o con cui battagliava con Fausto Coppi. Ma quella bicicletta con cui il Ginettaccio nazionale, aveva trasportato – tra il 1943 e il 1944 – documenti falsi nel tubo della sua bicicletta, salvando oltre 800 ebrei, grazie al sellino truccato. Bartali infatti iniziò a trasportare documenti falsi da Assisi, dove c’era una stamperia clandestina, al vescovo di Firenze che poi li distribuiva agli ebrei per farli espatriare. Il campione di Ponte a Ema percorreva 185 chilometri avanti e indietro in un solo giorno, proprio per trasportare i documenti, se fosse stato scoperto sarebbe andato incontro alla fucilazione.
Tutto questo è stato portato in scena a Cinigiano dai ragazzi del Cassero, con una rappresentazione suggestiva e ben realizzata, che ha commosso gran parte del pubblico. Bravissimi gli attori, splendida l’interpretazione – da Bartali, al vescovo, al gerarca nazista, fino alla bambina-angelo (il picco della commozione) e gli altri piccoli attori -; ma soprattutto un grande applauso all’idea di ricordare questo episodio, uno dei (pochi) episodi positivi di quell’Italia in guerra civile, post 8 settembre. Una pagina di storia italiana che è venuta alla luce soltanto dopo (grazie ai racconti di chi era stato salvato), perché come diceva Bartali, campione anche di modestia “Il bene si fa ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca”, per cui non è che se ne vantava. E allora bravi quelli del Cassero che questo episodio lo hanno ricordato, e ci hanno permesso di farlo conoscere anche ai più giovani; perché la memoria, questa memoria, non vada dispersa.
Concludiamo con i ringraziamenti di rito. Agli amici del Cassero di Cinigiano, a tutta la Contrada e a Marco e Matteo in particolare, ai nostri citti e ai nostri citti cresciuti, a tutti i cannetini che hanno partecipato per trascorrere una tranquilla domenica autunnale a tinte biancazzurre. E come sempre….Viva i Canneti!


