Compie 30 anni il grandissimo Cappottone Biancazzurro. Arrivò così, all’improvviso, quando non te lo saresti aspettato. Sì è lui, il Cappotto delle Brocche verdi, che segnò un cambio di passo nella storia dei Canneti.

Ma andiamo con ordine. Il 16 giugno del 1991 non fu un giorno come gli altri. A San Quirico era la domenica della Festa del Barbarossa, trentesima edizione, oltre ad essere il giorno dei Santi Quirico e Giulitta, i patroni. I Canneti ci arrivavano da qualche anno senza vittorie: nel 1988 l’ultima degli Arcieri, nel 1986 l’ultima delle Bandiere. L’anno prima (1990) si verificò la doppia vittoria del rione di piazza tonda.

E così, l’organizzazione della Festa, acquistò le due brocche di quell’edizione, di colore verde. Sembrava un presagio; in paese il pronostico più diffuso vedeva la ripetizione del risultato dell’anno prima. E così le brocche (che al tempo erano due coppe da gara sportiva acquistate in negozio) furono comprate verdi. Ma il Dragone non era d’accordo, ovviamente, e lassù al Campo delle Armi, cambio il suo destino.

La gara delle Bandiere fu combattuta fra di noi e i detentori dell’anno prima. Si ebbe la meglio noi, grazie all’eleganza inimitabile di Roberto Perugini e grazie all’atletismo di Stefano Bonucci (un salto mortale all’indietro da fermo, mai più visto dopo di lui) e per loro fu la prima vittoria in giardino. Alfieri di sostegno erano Dagoberto Ciolfi e Federico Marcello. Il rullo del nostro tamburo, in quel pomeriggio, fu di Lorenzo Benocci, alla sua seconda vittoria (dopo il 1986). Così, dopo aver sentito che “unn’è possibile ‘un vince”, la prima Brocca (verde) degli Alfieri tornò a Porta Nuova.

E si sale sul palchetto con l’animo un po’ più leggero. Ma non è ancora finita. Anzi, il bello doveva ancora venire. Come arcieri abbiamo Roberto Nannetti che viene purtroppo eliminato. E poi c’è Patrizio Bonari (che aveva vinto insieme a Leonardo Giannetti già nel 1988): elimina al primo turno il prataiolo Roberto Mascelloni (che aveva vinto l’anno precedente) e questa è per noi una gran bella notizia. La strada sembra in discesa, ma è ancora molto lunga. Al secondo turno il nostro realizza un 21 (ricordiamo che all’epoca le righe valevano il punteggio inferiore) ed elimina il castellano Emiliano Meocci. In finale è sfida ancora contro un prataiolo (Gino Chechi). Quando il nostro Patrizio sale sul palchetto (si tirava uno alla volta), Orfeo Sorbellini, esclama la sua classica formula: “Ha davanti un 19”, e ancora “Gino o Patrizio?”. Sarà Patrizio con un 22, un gran punteggio. Sarà Canneti. E’ Cappotto Biancazzurro! Per il Capitano Paolo Saletti si tratta della 4ta vittoria e ne seguiranno molte altre, da lì a poco.

Una vittoria che fa infatti da spartiacque, in un decennio, quelli degli anni Novanta che dal 1991 al 1998 ci vedrà conquistare ben 9 vittorie. Ma anche gli anni a venire non saranno malaccio.

L’Urlo del Drago (Maggio 1995) che ricorda un aneddoto di quella giornata

In quell’anno successe di tutto, prima e dopo il Barbarossa. Molto accadde in quella giornata del 16 giugno. Ricordare tutto è praticamente impossibile.

Racconta oggi il capitano di allora, Paolo Saletti: “ Con il 1991 si chiudeva un’annata che non sarà mai possibile dimenticare e s’apriva un decennio che allo stesso modo rimarrà indimenticabile, dove il Dragone prese piena consapevolezza di se stesso”.

Altre volte abbiamo avuto un occhio di riguardo dai patroni di San Quirico; altre volte abbiamo vinto per il 16 giugno. E’ successo nel 1985 quando Leonardo Giannetti ha trionfato fra gli Arcieri, vincendo la finale contro il Prato. E poi (oltre al ’91), grande vittoria nel 1996 nella gara delle bandiere, con Nicola Capitoni e Enrico Cingottini, tamburino Lorenzo Benocci. Fino a quella del 2002, importantissima perché interrompeva un digiuno di quattro magre edizioni, quando si trionfò nella gara degli Arcieri, con un gruppo rinnovato. Gli alfieri vittoriosi in quell’occasione furono Nicola Dinetti e Fabio Generali, con il tamburino Giacomo Quinci. Tutti al loro esordio e subito campioni.

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