Il carro dedicato a Gino Bartali del Cassero 2018

Potremmo parlare degli applausi ai nostri citti che si sono esibiti davanti ad un gran bel pubblico, o degli sbandieratori più esperti che hanno incantato la giuria così come le tante persone presenti. Senza dimenticare i nostri tamburini e chiarine, che come sempre hanno ritmato alla perfezione il corteo e le esibizioni di bandiera. Ma anche, ovviamente, della splendida accoglienza che da due anni ci riserva la Contrada Cassero, con la quale condividiamo i colori del nostro cuore, il bianco e l’azzurro. Un’accoglienza che va dal nostro arrivo, fino alle pizze appena sfornate del centralissimo Bar Sport. Che ovviamente finiscono appena la teglia si posa sul tavolo.

Siamo a Cinigiano, pochi chilometri al di là dell’Orcia, in quella terra di mezzo che separa l’Amiata alla Maremma. Un lembo di Toscana ancora vera, genuina e verace. Così come lo è la Festa dell’Uva (questa è l’area dalla Doc Montecucco) che da quarantanove anni si sviluppa per tre giorni intorno al castello medievale del XII secolo.

I Canneti a Cinigiano per la Festa dell’Uva

Ogni contrada in pieno stile delle ‘feste dell’uva’ propone un carro allegorico, come quelli del carnevale, tanto per rendere l’idea a chi non l’ha mai visti. Poi c’è una giuria, che valuta e assegna il premio annuale. Il tema prende spunto dall’attualità, spesso si punta sul sociale. Come anche quest’anno ha fatto la Contrada Cassero che ha dedicato il suo carro a Gino Bartali e alla sua bicicletta. Non quella con cui ha vinto i tre Giri d’Italia, i due Tour de France, o con cui battagliava con Fausto Coppi. Ma quella bicicletta con cui il Ginettaccio nazionale, aveva trasportato – tra il 1943 e il 1944 – documenti falsi nel tubo della sua bicicletta, salvando oltre 800 ebrei, grazie al sellino truccato. Bartali infatti iniziò a trasportare documenti falsi da Assisi, dove c’era una stamperia clandestina, al vescovo di Firenze che poi li distribuiva agli ebrei per farli espatriare. Il campione di Ponte a Ema percorreva 185 chilometri avanti e indietro in un solo giorno, proprio per trasportare i documenti, se fosse stato scoperto sarebbe andato incontro alla fucilazione.

Vicoli biancazzurri a Cinigiano

Tutto questo è stato portato in scena a Cinigiano dai ragazzi del Cassero, con una rappresentazione suggestiva e ben realizzata, che ha commosso gran parte del pubblico. Bravissimi gli attori, splendida l’interpretazione – da Bartali, al vescovo, al gerarca nazista, fino alla bambina-angelo (il picco della commozione) e gli altri piccoli attori -; ma soprattutto un grande applauso all’idea di ricordare questo episodio, uno dei (pochi) episodi positivi di quell’Italia in guerra civile, post 8 settembre. Una pagina di storia italiana che è venuta alla luce soltanto dopo (grazie ai racconti di chi era stato salvato), perché come diceva Bartali, campione anche di modestia “Il bene si fa ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca”, per cui non è che se ne vantava. E allora bravi quelli del Cassero che questo episodio lo hanno ricordato, e ci hanno permesso di farlo conoscere anche ai più giovani; perché la memoria, questa memoria, non vada dispersa.

Concludiamo con i ringraziamenti di rito. Agli amici del Cassero di Cinigiano, a tutta la Contrada e a Marco e Matteo in particolare, ai nostri citti e ai nostri citti cresciuti, a tutti i cannetini che hanno partecipato per trascorrere una tranquilla domenica autunnale a tinte biancazzurre. E come sempre….Viva i Canneti!