Fra le molte novità degli ultimi mesi nei Canneti – bandiere nuove, film, iniziative varie, uscite e molto altro – non poteva passare inosservato il profondo restyling fatto ai nostri costumi da alfiere. Che continuiamo a chiamare “nuovi”, ma solo per capirci e distinguerli da quelli precedenti di velluto, anche se li abbiamo fatti per il Barbarossa del 1997 e negli anni successivi per l’intero gruppo sbandieratori, per cui siamo ad oltre venti anni di utilizzo. Ed è stato un utilizzo frequente, intenso, ventitré anni di esibizioni in Italia e all’estero. Il colore era diventato indecifrabile e c’era bisogno di un intervento.

Così, nei mesi scorsi, ci ha messo le sue mani esperte e pazienti, la nostra Marinella Battaglini, moglie del priore Paolo Salettiche all’epoca della realizzazione dei costumi, ignara dIi cosa le avrebbe riservato il futuro, aveva già collaborato con l’atelier che li aveva confezionati – attraverso un lavoro certosino e dedicandoci ore e giorni interi, è riuscita nell’impresa di ridare dignità ai nostri costumi. Certo l’usura c’è e non si può eliminare, ma almeno adesso i costumi sono tornati del colore praticamente originale e molto belli all’occhio. 

Il restauro dei costumi è iniziato dal loro completo smontaggio per poter procedere prima al ravvivamento del colore, eseguito col metodo medioevale chiamato “tintura al tino” – usando estratti naturali di ‘polygonum tintorium’ – a bagni di lavaggio plurimi; quindi sono stati rimontati rinforzando i teli che necessitavano di ciò, e poi ricambiate tutte le chiusure a gancio e riposizionate sia le passamanerie che i preziosi stemmi scudiformi ricamati a filo d’oro.