Fra la storia ed il mito: ecco l'arco di Ulisse

Non proprio un personaggio cari lettori, o almeno non solo, ma il suo arco. Infatti se Ulisse è famoso per essere l'ideatore del cavallo di Troia, come navigatore forzato ma desideroso di conoscenza, non lo è certo come arciere... se si esclude l'episodio che qui riportiamo e che ci serve, più che altro per parlare dell'arco antico. Nel ventunesimo libro dell'Odissea, precisamente al decimo verso, troviamo riportata la seguente frase: "Qui l'arco flessibile stava, e la faretra riserva di frecce causa di gemiti; doni che un ospite, trovato a Sparta, gli fece Ifito Euritide simile agli immortali.". E con queste parole entra in scena nel poema l'arco che Ifito dona ad Ulisse e che, come poi ci narrerà Omero, diventerà il giustiziere dei Proci nonché il simbolo della forza e della riscossa dell'eroe. Ma com'è che poteva essere fatto tale attrezzo? Cerchiamo di dare un quadro di massima della forma e dei materiali che venivano usati. Innanzitutto la forma. Trovandoci al crocevia di tutti i traffici commerciali con l'oriente, la geometria di base doveva ricalcare gli antichi archi compositi persiani, quelli che, per intenderci, furono i progenitori degli attrezzi usati dai Parti, che tante perdite inflissero alla potenza di Roma. Conoscendo bene la celerità di tiro di tali cavalieri l'arma doveva essere piuttosto corta, molto filante nelle linee e senz'altro di forma riflessa; vedendolo smontato, cioè, senza che vi sia apposta la corda in tensione, si doveva presentare incurvato nella maniera esattamente opposta alla sua posizione d'uso. Qual'è il materiale che si presta a questa descrizione? Come tutti ricorderanno, nessuno dei Proci riusciva a caricare l'arco, mentre Ulisse, sempre dai versi testuali del poema, "controlla prima se questo è integro, indi sul fuoco attento lo passa e infine lo tende." dove per "tende" si vuole far capire che lo carica montandovi la corda. Ecco quindi un'altra indicazione: l'arco dev'esser prima scaldato. Perché questo? Il materiale che necessita di questo accorgimento, inderogabilmente è il corno. Questo, essendo costituito da cheratina, si ammorbidisce con il calore favorendo la flessione e raffreddandosi torna alla sua caratteristica meccanica originaria. Proprio perché i Proci erano abituati a combattere con altre armi (lancia, spada, scudo) non conoscevano questo trucco e, perciò, non riuscirono nell'impresa. A questo và aggiunta anche la forma quantomeno inusuale ed eccoci infine svelato l'arcano. Possiamo allora facilmente dedurre che i flettenti erano costituiti da una coppia di corna di capra, o di ariete, unite fra di loro e, probabilmente, rinforzate da tendini di animale, che fasciavano l'attrezzo. Anche per questo non si poteva trattare di un modello molto lungo ma, vista la dimensione media delle corna ovine, ancor oggi osservabili in alcuni compositi di origine orientale, al contrario, corto ed estremamente potente e preciso, seppur a distanza ravvicinata. Il materiale suddetto, infatti, non ha le sufficienti caratteristiche di velocità, e la ridotta estensione limita costruttivamente l'allungo ottimale riscontrabile. per cui le grandi distanze sarebbero state proibitive per gli strali di Ulisse. Ma, del resto, per poter infilzare i nemici all'interno del proprio palazzo, e per varcare così le soglie del tempo con la sua immortale leggenda, questo basta e avanza.

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