La bella favola di Serghiey e della Fenice Quando Ivan, passeggiando lungo la Ulica Matteoskaia, posò distrattamente il suo sguardo nel piazzale antistante il Monumento agli Eroi, un tempo anche Casa dei Bambini, non credette ai suoi occhi: il vecchio Serghiey metteva in fila i giovani banderilleri della Fenice che, come aveva sentito dire, ora ricordava, avrebbero poi sfilato lungo la stretta Prospettiva Alighiera. Una stropicciatina agli occhi, un veloce riassunto mentale di quello che gli stessi banderilleri avevano più volte detto... ma tutto sembrava irreale, come se il tempo si fosse fermato. Anzi sembrava proprio che il tempo non fosse mai trascorso. E allora come non ripensare a quei giorni dell'infanzia, prima della nuova rivoluzione, dove proprio quello stesso Serghiey riempiendosi di se stesso incolonnava altri banderilleri. Di tempo ne è passato tanto, c'è stata una rivoluzione che ha abbattuto i simboli del vecchio potere che tutto gestiva ma, come spesso accade, ed è triste doverlo riconoscere ancora una volta, chi ha le mani in pasta cade sempre in piedi! No, non può essere vero, forse è solo un caso, il vecchio leader dell'intellighenzia era di passaggio e si è fermato a fare un tuffo nei suoi ricordi.... no, non è così, perché il corteo comincia ad avviarsi lungo la Prospettiva Alighiera e lui li affianca vigile, dispensa parole e ordini, poi indica la giusta via e gli esatti passi a colei che reca l'insegna della Fenice, ai nuovi banderilleri. L'insegna (altro tuffo al cuore), l'antico simbolo gelosamente custodito in chissà quale recondito baule nell'ora rivoluzionaria, ora è ritirato fuori talmente ben conservato che quasi quasi sembrava nuovo. L'illuminazione. Si era chiesto come mai quel nome e ora si svela l'arcano: la Fenice, uccello frutto solo della fantasia, che muore e rinasce dalle sue ceneri, e che svolazza dopo esser stato defunto. E forse sarà proprio per sottolineare questo clima che, intanto, il suono ritmico e quasi ossessivo, dei lugubri timpani scandisce il passo di questa funerea schiera che insegue la propria catarsi, il doveroso preludio alla nuova vita, al suono che cambierà nell'attimo esatto della rinascita. E infatti quello che odono gli orecchi fa da contraltare a ciò che gli occhi vedono: la moltitudine caleidoscopica di colori che s'intrecciano senza né la minima soluzione di continuità né logica apparente. Sembra quasi che l'arcobaleno si sia messo in testa di abbassarsi fino a sfiorare le lastricate strade, dopo che l'incessante pioggia di poco prima aveva smesso di batterle... ma no, non può essere certo l'arcobaleno, perché è simbolo troppo "divino" e perché manca un colore: quell'azzurro simbolo, tra l'altro, del cielo terso e rassicurante! Si, forse questo può essere un altro indizio, se ce ne fosse bisogno, visto che lui si è sempre dimostrato avverso a tale tinta, che il vecchio Serghiey si è rimesso a soffiare nel piffero, in quel magico piffero che gli consente di farsi seguire da torme imbambolate. E Misha allora? Lui che nei giorni scorsi, quasi logorroico, su Gazzette e Cinegiornali, aveva dispensato elogi, meriti ed incarichi anche per gli altri compagni di ventura Lorin e Bertus? Non aveva detto la verità! Aveva fatto bene, in fondo: perché privare della sorpresa coloro che credono ancora nelle favole? Prima o poi quasi tutti crescono e s'accorgono che Babbo Natale non esiste, ma la delusione è poca cosa e va bene così... e poi c'è sempre chi non vuol crescere! Intanto il tempo scorre, non cambia il suono, non cambia il susseguirsi di colori (ma allora questa catarsi?), gli astanti scemano in direzioni dei domestici lidi e, poi, si snoda anche il corteo del ritorno... e Ivan? Ivan tenta di capire se ciò che ha visto è stata davvero la realtà, se la Fenice svolazza davvero come il mito le imporrebbe di fare, se la ricomparsa del vecchio Serghiey sarà il preludio a nuove eccitanti avventure... o se è stato solo un sogno, tutto sommato un piacevole sogno. E mentre l'ultima groppa colorata scompare alla vista, ancora lungo la Prospettiva Alighiera, comincia l'alterno vociare dei commenti. Ivan ascolta, ma teme che tutto questo brusio lo distolga dalla ricerca della risposta ai suoi dubbi. La risposta! Quale sarà questa agognata soluzione? Come in ogni favola, forse (anzi sicuramente), non può che essere: "e tutti vissero felici e contenti"... tutti! |
Quartiere di Canneti via Simone Martini, 37 Tel. e Fax 0577-897642 |