I Canneti riconquistano il Titano. e quattro ! L'emozione di scendere i gradini della Cava ti mette addosso un brivido paragonabile solo a quello della gara del Barbarossa. non si spiega la ragione di questo fatto, ma se ti esibisci in qualsiasi altro posto non riesci mai a provare quella sensazione. E quel buco con migliaia di persone che ti scrutano dall'alto di tutti e quattro i lati è davvero magico. Mentre scendi senti davvero la responsabilità d'essere all'altezza del luogo, sai che non puoi concederti nessuna pausa, che qualsiasi cosa farai ti vedranno, che devi tirare fuori tutta la tua professionalità e bravura, tutta la tua genuinità. Quest'anno, poi, l'incertezza del tempo fino a pochi attimi prima di partire, la lunga sfilata d'avvicinamento durata più di un'ora perché eri il gruppo clou dello spettacolo del venerdì, l'umidità dell'aria appena spiovuta che appiccicava i panni delle bandiere e rendeva scivoloso il manto erboso, tutto aveva contribuito a metterti in testa quei dubbi che volevi scacciare per poter far vedere quello che vali. Poi s'accende il faro sulla sommità della scala, cominciano a scendere il portastemma, i tamburi che si schierano perfetti, gli armati. il carosello è cominciato bene, si accendono anche tutti gli altri fari e si può iniziare a correr giù per le scale, a mettersi in fila per il saluto iniziale ed il temuto "lancio a croce". bellissimo, altissimo, precisissimo, che riaccende l'applauso a malapena assopitosi e lo trasforma da saluto di circostanza in gesto di entusiasmo e ringraziamento! Ora sai che lo spettacolo filerà liscio, che il ghiaccio è rotto. riesci perfino a sentire la tua storia che narra lo speaker. Un attimo di sosta per la consegna dell'omaggio sammarinese e si ricomincia fino alla fine, perfetti, lineari, applauditi: tutto il lavoro di mesi è già finito? E' già passata quella mezzora che ti faceva paura affrontare? Si, è già finita perché hai fatto tutto bene ed il tempo è volato; ora ti puoi sedere a guardare il gruppo seguente, sapendo che ti sei meritato l'onore di uscire per ultimo dalla Cava. E puoi gioire nel vedere che nessuno s'è mosso dal suo posto, nonostante l'ora tarda, perché voleva ancora applaudirti, sfiorarti, fotografarti quando esci. il prossimo anno bisognerà pensare ancora qualche cosa di nuovo, perché questo bellissimo pubblico se lo merita davvero! Ma andare a San Marino non significa solo scendere in Cava, è qualcosa di ancora più particolare, di unico: è la gente che t'incontra e ti riconosce, sono tutte le migliaia di foto che continuamente ti scattano, sono le ore che passi in un'atmosfera quasi irreale. Quest'anno, inoltre, c'è stato anche il raduno della Corporazione Arcieri Storici con il suggestivo incontro alla Guaita, lo scambio di doni con i nuovi amici dei Lunghi Archi per un gemellaggio che, speriamo, porterà altre soddisfazioni in futuro, c'è stata la gioia di poterci confrontare con centinaia di arcieri di tutt'Italia. Naturalmente non eravamo lì per vincere, ma la soddisfazione di portare tutti e cinque i nostri arcieri alla semifinale non è cosa da poco. non si gareggiava contro "il Favi"! E nonostante ci fossero città come Bari, Aosta, Torino e altre venti, solo in undici arcieri riuscirono a cogliere lo scudettino di 7 x 10 cm posto a 18 metri, con sole tre frecce a disposizione e tirando in batteria. Se poi si pensa che il Benocci (si proprio lui) lo aveva toccato senza scalfirlo, e che nella finale (scudetto di 5 x 7 cm) solo uno riuscì a far centro. beh, anche qui il nostro lo abbiamo fatto, ed i complimenti di quelli che ci vedevano per la prima volta ce li siamo meritati. E lo spettacolo di contorno che abbiamo presentato (scena di vita medioevale con duello, usando varie armi), poi, a causa dell'estrema realisticità dovuta al Dinetti sanguinolento, certamente non ci farà dimenticare facilmente. Per la cronaca solo un innocuo taglietto che, però, eruttava copiosamente ma che non interruppe i nostri prodi. Insomma ancora tre giorni sul Titano, per la quarta volta in otto edizioni (pochi hanno fatto altrettanto), che hanno rinnovato un rapporto con l'antica Repubblica fatto di una proficua collaborazione e di stima reciproca, e che hanno rinsaldato antiche amicizie. Visto che siamo giunti alla fine non possiamo non ricordare l'episodio "privato" che per noi è più gratificante, senz'altro, di tanti altri: il regista, il "capo dei capi", che ci cerca e ci raduna per farci i suoi personali complimenti per tutto ciò che di bello abbiamo dato alla manifestazione. |
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