Il "gran rifiuto" settecento anni dopo, o quasi.

L'Urlo lo aveva promesso e, come al solito, L'Urlo mantiene. E siccome ci teniamo ad un minimo di tentativo d'arricchire culturalmente, senza superbia alcuna, il lettore che ci segue, ci par giusto narrare di un parallelo storico che ci ha stupito e, perché no, un po' inquietato. Il divino Dante, in non so qual canto dell'Inferno della sua Commedia, ci dice di "colui che fece per viltade il gran rifiuto" parlando di Papa Celestino V, al secolo Pietro da Morrone, ma perché aveva tanto in astio il povero eremita abruzzese? Perché Celestino aveva abdicato al Pontificato, dopo soli pochi mesi, lasciandosi convincere da un Cardinale (il nome ci sfugge) che sarebbe poi subito salito al Soglio col nome di Bonifacio VIII, il gran nemico del nostro Dante. Erano anni strani, di sommovimenti repentini, e l'elezione di Celestino era avvenuta dopo un conclave durato tantissimo (se non erriamo Niccolò IV, il predecessore, era morto nel 1292) e più per mettere d'accordo tutti, essendo lui un eremita molto al di fuori delle beghe politiche, che per vera e propria scelta divina. Celestino, comunque, morì poco dopo (1296), e anche Bonifacio durò poco, ma il primo venne fatto Santo quasi subito e la sua fama la si deve molto a Dante, alla brevità del Pontificato, ed alla bolla chiamata della "Perdonanza" con la quale istituiva la Porta Santa alla Basilica di Collemaggio a L'Aquila con tanto di indulgenza plenaria ai pellegrini che vi si recano in un particolare giorno di ogni anno. Anche Bonifacio fece qualcosa di famoso ed attuale: il primo Anno Santo nel 1300. Si va beh, ma che c'entra tutto questo con L'Urlo? C'entra, c'entra eccome. Intanto cominciate con il fare mente locale con i nomi appena detti: non vi sembra che abbiano delle assonanze, molto familiari, con qualche personaggio delle nostre parti? E che dire poi se questi personaggi sono legati all'evento di questi giorni. che non è, per noi, il Giubileo ma il "gran rifiuto" dei verdi di prender parte alle prossime Feste del Barbarossa? Ovviamente non vogliamo confrontare "il culo e le quarant'ore", come si suol dire, né la pia umiltà del Santo con la proterva arroganza dei torelli o, tantomeno, la povertà di spirito dell'uno con quella d'animo degli altri. E le bolle? Non possiamo approfondire, causa le scarsissime frequentazioni intime con la pelle dei verdi. ma se per bolle s'intendono le lettere, allora sì, anche loro hanno cominciato a scrivere. Certo che, vista l'improvvisa vena prosaica, se si fossero fatti dallo Statuto sarebbe stato più proficuo per tutti, ma hanno preferito intraprendere un fitto rapporto epistolare con l'E.A.B. ed il Comune per dire, appunto, che loro non stanno più nell'E.A.B. e nella Festa. Ma perché questo? Dopo veloce lettura (mai data copia delle stesse epistole ai Quartieri) ed arruffata riunione di Capitani, Sindaco e troika di reggenti dei prataioli non s'è capito altro che i soliti discorsi antidemocratici "o si fa come ci pare a noi o non si gioca", "i Canneti non devono più fare L'Urlo o il sito internet", "se le stesse proposte le faceva qualcun altro noi si potevano anche accettare" e via di seguito con il repertorio classico che conosciamo da anni e che denota, oltre ai vergognosi e palesi tentativi di ricatto che nulla hanno a che fare, poi, con la Festa, anche poca fantasia. Ma come andranno avanti le cose? Allo stato attuale sappiamo che il Sindaco non vorrebbe cedere al ricatto (un po' di serietà finalmente), e che c'è stata la mega-assemblea dei sostenitori di Piazza Tonda, in palestra. Cos'è venuto fuori davvero non si conosce ancora bene: sì, pare che smettano, ma la cosa sa parecchio di posa, d'ultimo tentativo di piegare gli altri al loro volere. e con meno unanimità di quanto dicono. La nostra speranza è che la ragione abbia la meglio sulle cazzate, che Ciccio sappia tenere le redini del barroccio con un po' d'autorità e che non si nasconda di nuovo dietro alle becerate degli altri, che il popolo prataiolo (quello vero, che ha a cuore San Quirico e la sua Festa) gli dia una mano a tenere su il Quartiere, abbandonando per sempre le panzanelle degli ultimi tempi. Pie speranze? Staremo a vedere. Soprattutto, a questo punto, ci sovviene una domanda: chi è il novello Bonifacio che ivi trama per il potere? Auguriamoci che non esista, perché sennò vorrebbe dire che la Festa, a giugno, non la fanno. e questo non è certo bene per San Quirico!

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