L'ONU per ora ha delegato l'EAB Per la serie dei corsi e ricorsi storici non si può non parlare delle schermaglie di confine sull'altopiano di Saharna. Non è notizia d'ora che lo stato di Pratak voglia conquistare il citato altopiano, credendo che ci sian fortune immense, ma, ultimamente, s'è cercato di passare dalle parole ai fatti, con sconfinamenti di truppe del Pratak in territorio del Kuweti sia alla ricerca di sovvenzioni che per apporre bandiere. Anche questa non è una novità, ma non si era mai registrato un accanimento simile. Accanimento che era stato orchestrato dai capi del Pratak ricorrendo ad una guerra pseudo-psicologica (lo pseudo sta a significare che più di tanto non era efficace) imbastita nel solo ed unico tentativo di far saltare i nervi a quelli del Kuweti. S'era iniziato proprio con il reclamare terreno altrui, proseguendo come detto prima, facendo poi movimenti di truppe scelte (ma scelte proprio di seme, granite bene) che provvedevano a far piccoli ed insignificanti attacchetti subdoli, cosine sussurrate, per esempio, quando la rappresentanza del Kuweti sfilava in piazza, minacciose marce in tuta da guerra alla volta di altri confini con lancio d'epiteti vari... quasi come dei veri pasdaran. E poi l'altro tentativo (forse il più esilarante, purtroppo con poco pubblico) prima dello schieramento, quando venivano richiamate tutte le forze disponibili in una formazione a coorte e si cercava, con oscene grida tribali lanciate da quello che si potrebbe sicuramente definire il portamugghio (portavoce, specie per il soggetto di cui trattasi, pare davvero troppo) ufficiale, di autocaricarsi per la battaglia che si riteneva imminente. Qualcuno avvertì che il Pratak avrebbe addirittura usato le famose "testate intelligenti", ma l'ipotesi venne subito scartata per la lampante incompatibilità con chi doveva usarle. Allo schieramento delle truppe tutto era già pronto per iniziar la pugna... ma il tanto cercato nemico proprio non ne voleva sapere di abbassarsi a tanto squallore, anzi mostrava segni di chiaro stupore, nonché fastidio per i ronzii vari che solcavano l'aria. Chi si domandava "ma chi so questi?" e chi, sapendolo, rassicurava gli altri sul miraggio che si materializzava di fronte ai loro occhi. In quel momento il capo del Pratak, forse deluso che tanto lavoro andasse sprecato per mancanza di collaborazione del nemico, decise d'usar l'arma segreta: Lui in persona, abbandonando l'ormai compromessa facciata di perbenismo, lanciò l'offesa che riteneva decisiva! Niente di fatto, nemmeno questo servì, nemmeno stavolta qualcuno degnò di un minimo interesse quanto gli veniva detto, pur da cotal prestigioso interlocutore... ed il Pratak, ora del tutto deluso (ma anche quanto accadeva sul campo contribuì non poco), desistette. Ancora una volta, come ripetiamo sempre, ha prevalso l'antico detto "la calma è la virtù dei forti" (noi come potevamo non avere tale virtù?) ed il comportarsi secondo ciò che il Mahatma insegnò tanti anni or sono. Ma forse non a tutti, voi che ne dite? |
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