"Col sole in fronte e il cuore in gola"

"Pronti i Canneti, avanti i Canneti". Da questo momento iniziano i 5 minuti più lunghi di sempre, da passare in apnea. Minuti in cui, con il sole che ti picchia forte in fronte, è quasi impossibile vedere i due alfieri che fanno volteggiare le bandiere. La sbandierata è stata tutta imparata a memoria, dalle bacchette che, diritte per la loro strada, picchiettano senza sosta la pelle di ciuco del tamburo; e lei ci gratifica emanando dolci suoni. Il mulino, il farina, poi il popo, il lancio a croce... i giochi si susseguono in rapida sequenza, ma il tempo sembra non passare mai. Non vedi l'ora di tornare nella panca insieme ai tuoi compagni. Sembra, stando laggiù, davanti all'omino col centro, che la bandiera caschi da un momento all'altro, che uno dei due non si ricordi un passaggio o un movimento... ma tanto, anche se così fosse, non ci potresti più fare niente. Vedi nello sfondo gli avversari che sbraitano, fischiano, insultano, sbavano, speran di vedere il piombo a terra il prima possibile. Mai il tuo ritmo va avanti, imperterrito, ed anche loro vanno avanti, ormai manca poco. In quei momenti pensi alle fatiche fatte in primavera, per arrivare a quel livello, a quella sincronia delle quattro bandiere che s'involano, mischiandosi allo azzurro del cielo. Speri che, ormai, fili tutto liscio come l'olio, che il panno non si intrighi e che le gufate nemiche non sortiscano effetto alcuno. Guardi i giurati, le loro espressioni, speri che lo spettacolo gli sia piaciuto e che venga premiato con un voto adeguato. Sta finendo, ti porti avanti con il 3^ e 4^, davanti alla giuria. E' finita, con l'inchino ti accorgi che non è mai cascata, che ce la puoi fare. C'è la soddisfazione, vada come vada, che il lavoro fatto prima sia stato svolto alla perfezione anche in gara. Ma ora viene il peggio, la paura di essere beffati. Dopo un po' arriva il verdetto: è inappellabile. Anche questa volta è andata bene, s'è vinto ancora. Anzi, s'è rivinto! Abbracci, baci e strette di mano si sprecano, così i complimenti. Poi il tiro con l'arco... la Festa è finita; per gli altri, non per te, per te deve ancora iniziare. Tutta la tensione viene consumata rullando nel tamburo, fra un gotto di vino ed un sorso di spumante dalla brocca. Più cala al sera e più cresce la gioia; anche il tuo tamburo è felice, perchè "sarà suonato fino a notte fonda, da Via Nuova a Piazza Tonda".

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