PERSONAGGI CELEBRI Da questo numero, come precedentemente annunciato, parte la rassegna degli eroi bianco-azzurri. Probabilmente vi sareste aspettati che iniziassimo con qualcuno dei grandi vincitori, invece no. Vogliamo dare il via alla carrellata dei seguaci del Dragone con il più estroverso tamburino che il Barbarossa abbia mai visto: Franco Ravagni, al secolo BATARA. Come sia venuto fuori questo appellativo, tra l'altro, non è dato a sapersi perchè l'episodio preciso si perde nella nebbia dei ricordi; tuttavia si vocifera che sia dovuto alla dimensione delle sue bacchette..... (o bacchetta?) mah, che dire? Sulla sua breve ma intensa carriera di tamburino ufficiale non ci dilungheremo più di tanto: due partecipazioni fra cui la mitica vittoria del 1983 con il duo Bensi & Micheli. Di contro non basterebbero dieci numeri del giornale per narrare tutto quanto lui ci abbia dato in termini di aneddoti e battute esilaranti (in effetti è divenuto, giustamente, un mito più per quello che è che per quello che ha fatto), percui ci limiteremo a citare solo i più famigerati. Correva l'anno di grazia 1981 ed il nostro eroe si esibiva come alfiere (proprio così) in quel di Prato (ex provincia di Firenze... non quello che si scrive con la "p" minuscola) quando esibendosi in uno sfortunato lancio, complice una ventatina galeotta, centrò la testa di un ardimentoso vigile indigeno e venne subito portato, con tanto di bandiera-prova di reato, in Questura. Dopo lunghe ore sotto torchio si appurò che non trattavasi di un brigatista rosso (per la verità certe sue scritte di qualche anno prima sul quaderno di una mostra al Campanile lasciavano qualche dubbio... ma questa è un'altra storia, non divaghiamo), benché fosse vestito di bianco-rosso (prestato al Castello... che gli si dà quelli boni?), e venne rilasciato (senza la bandiera, sempre del Castello, a tutt'oggi sequestrata) per poter dare libero sfogo, nel luna-park locale, ancora rigorosamente in costume, alla mitica "gag della crisi" (per chi non la conosce possiamo solo dire che bisogna vederla per poterla capire) ed altre amenità. Tornando all'adolescenza del nostro beniamino, è restata famosa la sua risposta ad un'irata signora castiglionese che lo redarguì per avergli lasciato la vespa nell'uscio di casa: "Signora, mi dispiace di aver urtato la sua irascibilità ma, in fondo in fondo,... m'importa una sega!". Sorvolando per mancanza di spazio, come detto, e non certo per minore importanza, su episodi mitici come le sbornie del sabato sera (famosissima quella presa al pratino), il duello di Sartana, gli streap-tease alla Mick Jagger al sound irrestistibile degli Stones, le soste Ramadan, le scommesse sul coraggio di tufare nella birra...., le simpatiche leticate con Elide dell'Osenna, ecc, ecc, vogliamo concludere con il ricordo del finale della vittoriosa esibizione delle bandiere 1981 quando, rimpinzatosi "soltanto" di sette caffè e cinque cognacchini, alzò le bacchette al cielo ed annichilì tutti i presenti gridando: "Siiiii, Ddi.............!". |
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